Parrocchia Santa Maria del Pozzo

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Significato della Liturgia



La Liturgia








LA LITURGIA INTRODUCE IN  UNA ESPERIENZA RELIGIOSA
VISSUTA NELLA FEDE E NELLA COMUNIONE ECCLESIALE




Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna,
nella frazione del pane e nelle preghiere" (Atti 2,42)





Che cos'è la liturgia?


La liturgia è la celebrazione del Mistero di Cristo e in particolare del suo Mistero pasquale. In essa, mediante l'esercizio dell'ufficio sacerdotale di Gesù Cristo, con segni si manifesta e si realizza la santificazione degli uomini e viene esercitato dal Corpo mistico di Cristo, cioè dal capo e dalle membra, il culto pubblico dovuto a Dio.
Il termine “liturgia” significa originalmente “opera pubblica”, “servizio da parte del/e in favore del popolo”. Nella tradizione cristiana vuole significare che il popolo di Dio partecipa all'“opera di Dio” [Gv 17,4]. Attraverso la liturgia Cristo, nostro Redentore e Sommo Sacerdote, continua nella sua Chiesa, con essa e per mezzo di essa, l'opera della nostra redenzione.
Questo mistero di Cristo la Chiesa annunzia e celebra nella sua liturgia, affinché i fedeli ne vivano e ne rendano testimonianza nel mondo: “La liturgia, infatti, mediante la quale, massimamente nel divino sacrificio dell'Eucaristia, “si attua l'opera della nostra redenzione”, contribuisce in sommo grado a che i fedeli esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il mistero di Cristo e la genuina natura della vera Chiesa” [Sacrosanctum concilium, 2]. Il termine “liturgia” nel Nuovo Testamento è usato per designare non soltanto la celebrazione del culto divino, [At 13,2; Lc 1,23] ma anche l'annunzio del Vangelo [Rm 15,16; Fil 2,14-17.30] e la carità in atto [Rm 15,27; 2Cor 9,12; Fil 2,25]. In tutti questi casi, si tratta del servizio di Dio e degli uomini. Nella celebrazione liturgica, la Chiesa è serva, a immagine del suo Signore, l'unico “Liturgo” [Eb 8,2.6], poiché partecipa del suo sacerdozio (culto) profetico (annunzio) e regale (servizio della carità): “Giustamente perciò la liturgia è ritenuta quell'esercizio dell'ufficio sacerdotale di Gesù Cristo, mediante il quale con segni sensibili viene significata e, in modo proprio a ciascuno, realizzata la santificazione dell'uomo, e viene esercitato dal corpo mistico di Gesù Cristo, cioè dal Capo e dalle sue membra, il culto pubblico integrale. Perciò ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di Cristo Sacerdote e del suo corpo, che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun'altra azione della Chiesa ne uguaglia l'efficacia allo stesso titolo e allo stesso grado” [Sacrosanctum concilium, 7].


Che posto occupa la liturgia
nella vita della Chiesa?



La liturgia, azione sacra per eccellenza, costituisce il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e insieme la fonte da cui promana la sua forza vitale. Attraverso la liturgia, Cristo continua nella sua Chiesa, con essa e per mezzo di essa, l'opera della nostra redenzione.
Opera di Cristo, la liturgia è anche un'azione della sua Chiesa. Essa realizza e manifesta la Chiesa come segno visibile della comunione di Dio e degli uomini per mezzo di Cristo. Impegna i fedeli nella vita nuova della comunità. Esige “che i fedeli vi prendano parte consapevolmente, attivamente e fruttuosamente” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 11].
La sacra liturgia non esaurisce tutta l'azione della Chiesa” [Sacrosanctum concilium, 9]: essa deve essere preceduta dalla evangelizzazione, dalla fede e dalla conversione; allora è in grado di portare i suoi frutti nella vita dei fedeli: la vita nuova secondo lo Spirito, l'impegno nella missione della Chiesa ed il servizio della sua unitàLa liturgia è anche partecipazione alla preghiera di Cristo, rivolta al Padre nello Spirito Santo. In essa ogni preghiera cristiana trova la sua sorgente e il suo termine. Per mezzo della liturgia, l'uomo interiore è radicato e fondato [Ef 3,16-17] nel “grande amore con il quale il Padre ci ha amati” (Ef 2,4) nel suo Figlio diletto. Ciò che viene vissuto e interiorizzato da ogni preghiera, “in ogni occasione nello Spirito” (Ef 6,18) è la stessa “meraviglia di Dio”.
“La liturgia è il culmine verso cui tende l'azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù” [Sacrosanctum concilium, 10]. Essa è quindi il luogo privilegiato della catechesi del Popolo di Dio. “La catechesi è intrinsecamente collegata con tutta l'azione liturgica e sacramentale, perché è nei sacramenti, e soprattutto nell'Eucaristia, che Gesù Cristo agisce in pienezza per la trasformazione degli uomini” [Giovanni Paolo II, Esort. ap. Catechesi tradendae, 23]. (CCC 1075) La catechesi liturgica mira a introdurre nel mistero di Cristo (“essa è infatti mistagogia), in quanto procede dal visibile all'invisibile, dal significante a ciò che è significato, dai “sacramenti” ai “misteri”.


Chi celebra nella Liturgia?


La Liturgia è innanzitutto azione di Cristo, eterno sacerdote; ma è anche celebrazione della Chiesa, intimamente associata a lui nel santificare gli uomini e nel lodare il Padre.
E’ tutta la Comunità, il Corpo di Cristo unito al suo capo che celebra. L’assemblea che celebra è la comunità dei battezzati i quali, per la rigenerazione e l’unzione dello Spirito Santo, vengono consacrati a formare una dimora  spirituale e un sacerdozio santo. Questo “sacerdozio comune” (ricevuto nel battesimo) è quello di Cristo, unico Sacerdote, partecipato da tutte le sue membra.
Quando si dice che l’assemblea “celebra”, cosa si intende? Celebrare  rimanda a quello che può essere un invito ad una festa. Chi invita prepara in modo accogliente il luogo d’incontro, poi fa trovare agli ospiti cibo, bevande,musica, regali… E chi invece è invitato? Prima di tutto si reca all’incontro con gioia e, come riconoscenza per  essere stato chiamato alla festa, porta un segno, un dono. Così, c’è un reciproco scambio di attenzioni e si crea unione, comunione, gioia.
“Celebrare” nella Liturgia  ricorda questo incontro. Il Signore ci chiama perché siamo la sua famiglia, figli nel Figlio. Si intrattiene con noi come con amici, parlandoci attraverso le Sacre Scritture, ci dona il Suo Figlio nell’Eucaristia perché abbiamo la forza di essere luce e sale della terra, ma soprattutto perché possiamo conoscerLo sempre più intimamente. A questo amore cosa rispondiamo? Partecipando attivamente (non come muti spettatori) alla celebrazione: cantando con gioia sapendo che non siamo soli, ma una grande famiglia unita da Cristo; rispondendo  alle preghiere pensando a ciò che si dice; ascoltando con cuore aperto e disponibile la Parola proclamata; ricevendo il Corpo di Cristo con gratitudine e adorazione…
Questo significa prendere parte alla celebrazione consapevolmente, attivamente e fruttuosamente.
Chiediamoci: qual è la presenza di Cristo nella Liturgia?  Per realizzare l’pera della salvezza, Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, in modo speciale nelle azioni liturgiche. E’ presente nel Sacrificio della messa sia nella persona del ministro, sia soprattutto sotto le specie eucaristiche. E’ presente con la sua virtù nei Sacramenti, di modo che quando uno battezza è Cristo stesso che battezza. E’ presente nella sua Parola, poiché è Lui che parla quando nella Chiesa si legge la  Sacra Scrittura. E’ presente infine quando la Chiesa prega e loda, lui che ha promesso: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, là sono io, in mezzo a loro” (Mt 18,20).



Come proclamare la Parola di Dio


La lettura (o, meglio, la proclamazione) in pubblico è il risultato di due operazioni che tutti facciamo normalmente: leggere e parlare. Il carattere pubblico della lettura, però, richiede che siano rispettati alcuni principi:
non si legge in pubblico come si legge per proprio conto un giornale o un romanzo;
non si parla in pubblico come si fa in una conversazione fra due o tre persone.
A queste osservazioni, che valgono per qualsiasi lettura in pubblico, se ne aggiunge un'altra che è caratteristica della proclamazione dei testi biblici in una celebrazione: come abbiamo detto prima, è Cristo "che parla quando nella Chiesa si proclama la Sacra Scrittura". Che il Signore parli nell'assemblea dipende dunque, almeno in parte, dal modo con cui il lettore svolge il proprio compito. Un teologo tedesco (D. Bonhoeffer) scriveva: "Ci si accorgerà presto che non è facile leggere la bibbia agli altri. Più l'atteggiamento interno verso il testo sarà spoglio, umile, obiettivo, più la lettura sarà adeguata... Una regola da osservare per leggere bene un testo biblico è di non identificarsi mai con l'io che vi è espresso. Non sono io ad irritarmi, a consolare, ad esortare, ma Dio. Certo, non si deve leggere il testo con tono monotono e indifferente; al contrario, lo leggerò sentendomi io stesso interiormente impegnato e interpellato. Ma tutta la differenza fra una buona e una cattiva lettura apparirà quando, invece di prendere il posto di Dio, io accetterò semplicemente di servirlo. Altrimenti rischio ... di attirare l'attenzione dell'uditore sulla mia persona e non sulla parola: è il vizio che minaccia ogni lettura della bibbia". Per questo, vengono proposte alcune note che intendono essere solo un piccolo aiuto fraterno per la proclamazione delle letture nella Liturgia della Parola.


Preparazione precedente


Per potere esercitare efficacemente il ministero di lettore, sarebbe opportuno preparare con un certo anticipo le letture della domenica.
Ricordiamo che è sempre preferibile, quando si può, preparare le letture sul Lezionario (cioè il libro che contiene le letture da proclamare) o su fotocopie di esso:
prima di tutto, perché è quello il libro che verrà usato; in questo modo si eviteranno possibili sorprese tipografiche (ad es. parole differenti tra le varie edizioni della bibbia o dei testi liturgici);
in secondo luogo, perché la disposizione tipografica del Lezionario è stata adottata in funzione della lettura in pubblico (ad es. sono presenti degli spazi che corrispondono a delle pause da rispettare).
Il lettore dovrebbe in primo luogo leggere i testi (non solo la lettura che si prevede di proclamare) per capirne il significato e conoscere il contesto della celebrazione in cui sono inseriti. Ad esempio, il senso della prima lettura è sempre collegato con quello del brano di Vangelo e la colletta (cioè la preghiera iniziale che segue il canto del Gloria e precede immediatamente la Liturgia della Parola) esprime il motivo dominante della celebrazione.
La tappa successiva dovrebbe consistere nel cercare le parole chiave ed eventualmente anche la frase più importante che la proclamazione dovrà mettere in evidenza. Come si potrà notare, nel Lezionario, subito prima del titolo della lettura, c'è una frase in corsivo che riprende il versetto considerato più significativo (ovviamente è solo una indicazione, per cui si possono operare anche scelte differenti).
Poi il lettore dovrebbe leggere diverse volte il testo ad alta voce. Solo così, infatti, ci si può rendere conto di un gran numero di difficoltà. Ad esempio le parole "Nabucodonosor" e "Tessalonicesi" sono facili da leggere mentalmente, ma difficili da proclamare!


LE PAUSE


Durante la sua preparazione, il lettore potrà individuare anche le pause lunghe, medie e brevi che si devono fare durante la proclamazione. Si può restare sorpresi per l'abbondanza e per la durata di queste pause. Ma esse sono necessarie! E' appunto durante queste pause che l'ascoltatore comprende, perché i suoni che giungono alle sue orecchie hanno il tempo di arrivare al cervello e di assumere un significato. I silenzi nel corso di una lettura permettono a chi non legge di comprendere ciò che ascolta. Il lettore deve sempre tener presente che se lui ha il testo sotto gli occhi, non l'ha invece chi ascolta. Vi sono delle pause nette in cui la voce si dovrebbe arrestare del tutto: ciò avviene ad esempio ogni volta che c'è un segno di punteggiatura o per evitare una 'fusione' tra due parole (ad es.: " Allora/ il Signore…"). Altre pause che si dovrebbero osservare si hanno quando c'è motivo di trattenere più a lungo la voce su una sillaba, come nel caso della parte finale delle parole (ad es.: " Il Signore gli aveva…"). Si dovrebbe fare sempre una pausa breve davanti ad una parola che si vuol mettere in evidenza, invece di calcare la voce (ad es.: " proclamando:/ "Il Signore... "). Si dovrebbe fare pure una pausa breve davanti a:
un verbo, soprattutto di azione (ad es.: " Il Signore/ scese ");
una quantità espressa da un numero (ad es.: " Erano/ quarantaquattromila");
le parole o espressioni di passaggio: /ora, /dunque, ecc.
Ricordiamo infine che vi sono pause sintattiche che vengono stabilite in base alla sintassi della frase (cioè alla 'struttura' della frase) e pause espressive che invece non sono soggette a regole precise ed il cui uso è a discrezione del lettore.


IL RITMO


Le frasi di un testo hanno un ritmo che il lettore dovrebbe saper rendere. Si tratta del modo in cui viene regolata la successione delle sillabe e delle parole. Per rendere bene il ritmo di una frase, è necessario aver stabilito in precedenza tutte le pause. In alcuni casi, inoltre, si tende a leggere troppo in fretta. Ricordiamo che chi ascolta ha bisogno di tempo per poter organizzare i suoni che sente in una frase dotata di senso. E questo dipende dalle pause e anche dalla velocità con cui si parla. La velocità, in particolare, dovrebbe essere decisamente più lenta che nella comune conversazione. Il lettore incomincia a leggere alla giusta velocità quando ha l'impressione di essere così lento da sembrare ridicolo! La velocità dovrebbe variare leggermente secondo la dimensione dell'edificio in cui si legge (più l'edificio è grande, più la lettura dovrebbe essere lenta, a causa della distanza che la voce deve percorrere, anche se la sonorizzazione è eccellente). La velocità dovrebbe variare anche secondo il 'tipo' di testo che si legge (ad es. un salmo dovrebbe essere letto più lentamente del racconto del passaggio del Mar Rosso). Quando c'è un rumore che disturba (aereo, porte, bambini, sirene dei pompieri o della polizia) bisognerebbe semplicemente interrompere la lettura finché il rumore sia cessato.

IL VOLUME


Nella lettura in pubblico si dovrebbe parlare con un volume più alto di quello che si usa nella comune conversazione: bisognerebbe parlare ad alta voce, un po' come quando si è in collera.... ma senza esserlo! Inoltre bisognerebbe parlare spingendo la voce "in avanti", cioè non si dovrebbe trattenere il suono della voce in fondo alla gola, ma al contrario proiettarlo lontano, davanti a sé, come quando si chiama qualcuno che è lontano. D'altra parte, in pubblico, bisognerebbe sempre parlare rivolgendosi alle persone che sono più lontane.

L'INTONAZIONE


Si dovrebbe evitare la cantilena che ricorda il modo di recitare le poesie. D'altra parte si dovrebbero evitare anche gli sbalzi eccessivi dei toni. Si tratta piuttosto di trovare un'intonazione abbastanza sobria quanto alle variazioni, ma molto sostenuta ed interiore. Capita spesso che le vocali o addirittura le sillabe finali di una parola non vengano pronunciate chiaramente, soprattutto se si è al termine della frase; succede così che si sente 'Cris' invece di 'Cristo', o 'Signo' invece di 'Signore'. Contrariamente a quanto si pensa e si fa abitualmente, infatti, la finale di una frase non è quasi mai caratterizzata da una caduta della voce, ma dal mantenimento della stessa intonazione fino al punto fermo.

IL COLORE


Il lettore che proclama la Parola di Dio non dovrebbe esimersi dal 'dare colore', cioè dall'interpretare la lettura: l'importante è farlo nel modo giusto, con un estremo senso della misura. Non si dovrebbe né leggere in modo piatto (come se non ci interessasse ciò che leggiamo), né eccedere nel colore (per il solo timore di essere monotoni o per voler dare un'interpretazione troppo personale): non dobbiamo dimenticare che la Parola che leggiamo è di Dio, non nostra.



IL COMPORTAMENTO


Il comportamento del lettore incomincia nel momento in cui ci si sposta verso l'ambone (cioè il luogo da cui si proclamano le letture). Non si dovrebbe partire dal proprio posto prima che sia concluso ciò che precede (orazione, lettura o canto)! Uno spostamento calmo prepara l'uditorio ad ascoltare con attenzione. Arrivato all'ambone, il primo gesto del lettore dovrebbe essere riservato al microfono: quando è necessario lo si regoli alla propria altezza. Il secondo gesto dovrebbe essere per il Lezionario (il libro): ci si dovrebbe assicurare che sia aperto alla pagina giusta. A questo punto il lettore si dovrebbe mettere nella posizione di lettura: diritto, la testa alta perché la voce arrivi bene, le mani posate ai lati del libro o del leggio o tenute in basso (non in tasca).

Ancora qualche consiglio


Non si deve dire: " Prima lettura ", " Salmo responsoriale ", " Seconda lettura " ma si inizia subito con l'annuncio della lettura (ad esempio " Dal libro del profeta Isaia ").
Quando alla fine delle letture si dice: " Parola di Dio ", bisognerebbe fare uno stacco, cambiare tono e mettere in evidenza le parole " di Dio ", in modo da suscitare la risposta dei fedeli.
Terminata la lettura, prima di allontanarsi, il lettore dovrebbe fare una breve pausa, attendere la risposta dell'assemblea (cioè "Rendiamo grazie a Dio" e non scappare subito via come alla fine di un compito sgradevole.



 
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